Vita e (forse) morte di Franco Mellier

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Dopo una lettura di Shelley

…qui io potrei sperare, come un fanciullo curioso
che gioca tra le tombe, che la morte nasconda all’occhio umano
dolci segreti, o che accanto al suo sonno inane
i sogni più leggiadri veglino eternamente.

(da: Sera d’estate in un cimitero)

I sogni ci mettono i  connessione con un profondo che non deve mai venire inteso in senso spaziale, ma come una dimensione. Il profondo schiude su un altrove dove vivo esperienze stranianti che hanno una forte ricaduta nella quotidianità.

La dimensione del sogno rimane sospesa nell’incertezza dell’incorporeità, perchè nel sogno il corpo possiede caratteristiche e possibilità che nel quotidiano non posso sperimentare se non attraverso l’esercizio dell’immaginazione.

Spirito di finezza

Il riso non ha nulla a che vedere con la stupidità. Lo stupido non ride, ma tenta di celare l’imbarazzo per la sua condizione sotto la maschera di una smorfia.

Se, invece, concedo spazio e libertà alla consapevolezza della mia condizione inadeguata, il riso suscitato da quanto è risibile si manifesta come una liberazione dalle fauci del quotidiano.